Post d'esempio

mercoledì 26 novembre 2008

Un mare di studenti, improvvisamente ricomparso dopo decenni di silenzio, ha occupato Roma. Il Palazzo minimizza la cosa, i giornali anche. Sbagliando, perchè ‘l’Onda’ è dentro la coscienza di questi ragazzi e sarà difficile fargliela dimenticare.
Decine di migliaia di ragazzi hanno marciato a Roma non solo contro la politica del governo per l’istruzione pubblica, ma anche contro un modo di intendere la società e la vita. Indisponibili a farsi ‘controllare’, ‘condizionare’ o ‘rappresentare’ dal Palazzo, gli studenti sono arrivati da ogni parte d’Italia. Milano e Palermo, Venezia e Napoli, Trieste e la Calabria. Oltre duecentomila persone in giro per la Capitale senza avere alle spalle il supporto logistico di nessun partito o sindacato. Solo la Cgil e Rifondazione hanno contribuito, pagando una parte dei biglieitti ferroviari per chi partiva da Milano.
Giovani cittadini liberi, tornati alla luce dopo che per anni stampa e della televisione hanno bombardato il Paese coi volti dei ‘tronisti’ e degli “Amici” della De Filippi, con le gesta dei concorrenti del “Grande fratello”, con le cronache su giovani vuoti, utras degli stadi e ubriachi il sabato sera.

Le notizie sulla manifestazione hanno attraversato le pagine di tutti i quotidiani, ma alcune considerazioni ci sembrano più importanti dele note di colore.
Parlando con loro, ascoltandone i discorsi, le speranze, le storie di ogni giorno si scopre che esiste un’altra Italia. In Paese dove vivono giovani laici, ironici, aperti, antirazzisti, democratici e per nulla teneri con col modello berlusconiano dell’Italia Spa.
Per le strade di Roma c’era gente molto più attenta ed informata di quanto il mondo degli ‘adulti’ sia in grado di capire, tanto che (per fare un esempio) una piccola delegazione di lavoratori Alitalia è stata accolta non solo con la solidarietà che si deve per chi sta rischiando il posto di lavoro, ma con affetto, sorrisi, gesti di simpatia. Insomma, i ragazzi non sono stati per nulla condizionati dalla martellante campagna di stampa pro Cai.

Quella marea di giovani, l’Italia del futuro, dalla testa alla coda del corteo mostrava di non volere ed avere nessun rapporto con le forze politiche che in Parlamento dovrebbero rappresentare l’opposizione. Non solo per dissensi di strategia, ma per modo di essere, mentalità, formazione individuale e collettiva.
In passato, anche negli anni lontani del ‘68, quando il ‘Movimento studentesco’ si era distaccato dal Pci per cercare una identità anticapitalista ed antimperialista molto più marcata, un filo legava comunque l’opposizione parlamentare dai ‘contestatori globali’. Era mantenuto dagli operai della Fiom, dai portuali, dal rapporto tra “operai e studenti uniti nella lotta”.
In questo presente italiano non c’è nessun collegamento tra la cultura di opposizione dell’Onda ed il Partito demcratico o con i numerosi partiti comunisti in circolazione. Anzi, la maggior parte degli studenti non riconosce a Veltroni alcun ruolo, a d’Alema lo stesso, non sa chi sano Franceschini, Letta o Marini e per Di Pietro ha una vaga attenzione, perchè “è l’unico che si oppone a Berlusconi”, come ci ha detto uno studente di scienze politiche di Trieste.

Se l’idea è quella di aspettare che i giovani ‘crescano’ e ‘mettano la testa a posto’ per ‘imparare’ la politica dei ‘professionisti’ si tratta di un ragionamento folle. Se si pensa che la centralità del problema ‘giovani’ possa essere incanalata nel frullato misto del centro-sinistra si sbaglia ancora di più.
Il motivo è semplice. Il distacco tra il Paese e il Palazzo è sotto gli occhi di tutti. Non interpretare il disagio, non ricollocare i partiti di opposizione al regime del Cavaliere sulla base delle domande dei giovani, dei lavoratori stabili o precari, dei cittadini non più in grado di tollerare la crisi ferisce in modo irreaparabile il principio della delega e della rappresentanza democratica. Ed espelle centinaia di migliaia di voti, spingendoli probabilmente verso l’astensionismo.

0 commenti: